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Dalle fasi iniziali dell'Unione europea ad oggi, il tenore di vita dei cittadini è più che raddoppiato. L'Unione è attualmente, in termini di capacità produttiva, la più grande entità economica al mondo, realizzando il 20% della produzione mondiale con appena il 6% della popolazione.
L'Europa è diventata uno spazio economico in gran parte autosufficiente: la domanda è infatti soddisfatta al 92% dall'offerta europea, mentre il restante 8% è coperto dall'importazione dai paesi terzi . Recentemente, è inoltre riuscita a stabilizzare il livello dei prezzi e dei costi di produzione e la sua bilancia commerciale è in equilibrio o in attivo sia con i nuovi paesi industrializzati che con l'Europa centrorientale o l'America settentrionale. L'Unione europea attira ogni anno più di venti miliardi di ECU d'investimenti esterni ed ha raggiunto un volume analogo anche nei suoi investimenti diretti all'estero.
18 milioni di disoccupati
Non è però il caso di essere soddisfatti: con 18 milioni di disoccupati, un livello preoccupante di disoccupazione di lunga durata e un quarto dei giovani che non possono entrare nella vita attiva, l'Europa non ha motivi di vanto. Abbiamo, tuttavia, ragioni per sperare: nulla impedisce che la crescita economica si mantenga ad un livello annuo del 3 - 3,5% per la maggior parte del prossimo decennio, se gli investimenti si traducono in nuove capacità produttive. Con la carta vincente del mercato unico, potenziata dall' Euro, l'Unione europea potrà acquisire alcuni vantaggi competitivi che sono attualmente appannaggio degli Stati Uniti.
Il nuovo Trattato, pur ribadendo che la responsabilità in materia di occupazione appartiene in primo luogo agli Stati membri, pone in primo piano la necessità di agire insieme.
Orientamenti politici comuni e linee direttrici per ciascun paese
L'inserimento nel trattato di un capitolo sull'occupazione, parallelamente alle disposizioni relative all'Unione economica e monetaria, segna una svolta: ciascuno Stato membro, pur restando responsabile della propria politica, dovrà inserirla nell'ambito di una strategia coordinata a livello europeo. La politica sociale ottiene così lo stesso status della politica economica e la promozione di un "livello elevato di occupazione" entra a far parte, a chiare lettere, dei grandi obiettivi politici dell'Unione.
Ovviamente, l' inserimento di qualche nuovo articolo nei testi giuridici non è sufficiente a creare occupazione, ma condividere le soluzioni migliori, coordinare le politiche a tutti i livelli, favorire il dibattito tra le parti sociali su scala europea potrebbe costituire quel valore aggiunto in grado di migliorare stabilmente la situazione dell'occupazione in Europa.
Con il trattato di Amsterdam i governi si impegnano concretamente a:
dare alle politiche nazionali per l'occupazione un indirizzo coerente con quello della politica economica comunitaria,
promuovere una mano d'opera qualificata e capace di adattarsi, e mercati del lavoro in grado di reagire rapidamente alle trasformazioni dell'economia.
Una vigilanza multilaterale sulle politiche nazionali sarà messa in opera. In tale compito le istituzioni saranno coadiuvate da un Comitato ad alto livello per l'occupazione.
Le modalità di attuazione della strategia coordinata per l'occupazione saranno ogni anno le seguenti:
In primo luogo i capi di Stato e di governo esaminano la situazione dell'occupazione;
Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, elabora le linee direttrici per gli Stati membri;
Alla fine dell'anno, il Consiglio verifica lo stato di attuazione delle suddette linee direttrici e, se lo ritiene opportuno, formula raccomandazioni per gli Stati membri. Il Consiglio e la Commissione inviano ogni anno un rapporto congiunto ai capi di Stato e di governo che esaminano i nuovi indirizzi da seguire.
Infine, delle misure d'incitamento sono previste per il finanziamento di progetti pilota.

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