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Un messaggio ed un volto per l'Europa nel mondo

 

Da quando il Trattato di Maastricht ha conferito all'Unione europea delle responsabilità in materia di politica estera e di sicurezza, le prime esperienze sulla scena internazionale sono state deludenti. Che si tratti dell'ex Iugoslavia, del Medio Oriente o dell'Africa non è stato facile trovare fra i Quindici un denominatore comune che fosse all'altezza delle speranze. L'immagine dell'Europa nel mondo ne ha molto sofferto e gli stessi cittadini europei sopportano male l'impotenza e la confusione di cui troppo spesso l'Unione ha dato prova in situazioni di crisi.

É vero che, nel corso della propria storia, ciascuno dei nostri paesi ha sviluppato relazioni proprie nel mondo e che la sensibilità politica nei confronti dei problemi internazionali spesso varia da paese a paese: sarebbe ingenuo credere che alcune modifiche ai testi sulla cooperazione europea in tale settore possano essere sufficienti per spingere l'Unione, con un "colpo di bacchetta magica", ad esprimersi ad una sola voce e a rivolgere al mondo un messaggio coerente.

É pur vero, però, che i paesi europei, per il fatto di agire in ordine sparso, non incidono sugli eventi. Per cominciare ad agire meglio insieme, a parlare ad una sola voce e a farsi così intendere, è quindi urgente che i Quindici instaurino tra essi un'autentica fiducia reciproca.

Il nuovo Tattato mira a risolvere le contraddizioni attuali. 

    

Una difesa migliore degli interessi economici dell'Unione

Fin dalla sua fondazione, la Comunità difende i propri interessi commerciali in nome di tutti i paesi membri. Ma il commercio internazionale degli anni '90 non è più quello degli anni '60, quando venivano scambiate soprattutto merci agricole ed industriali. Ormai i beni immateriali rappresentano una parte di assoluto rilievo nella ricchezza prodotta dagli europei. Il Trattato di Amsterdam prevede la possibilità di estendere le competenze dell' Unione ai settori chiave della proprietà intellettuale e dei servizi.

Politica estera e di sicurezza: indirizzi strategici comuni

I Quindici condividono interessi importanti la cui difesa sarà più efficace se organizzata in comune. I capi di Stato e di governo stabiliscono consensualmente strategie comuni per guidare l'azione dell'Unione. Il Consiglio decide, normalmente all' unanimità, le azioni da intraprendere. L'astensione di uno Stato non impedisce la decisione. Inoltre, lo Stato che si astiene può non partecipare all' azione. Quando nel quadro di una strategia la decisione è presa alla maggioranza, ogni Stato membro può far sempre valere, in casi di particolare importanza, che sono in gioco i propri interessi nazionali.

Il presidente del Consiglio rappresenterà l'Unione e sarà assistito in tale compito da un segretario generale che contribuirà alla concretizzazione delle decisioni politiche. La Commissione è pienamente associata.

Prevedere le crisi e creare le condizioni per decidere rapidamente

Un nuovo centro di analisi e previsione veglierà sugli sviluppi internazionali, sulle possibili conseguenze per l'Unione e sulle iniziative da promuovere. Avviserà il Consiglio qualora si profili una crisi. Un'analisi comune degli avvenimenti e delle loro conseguenze permetterà al Consiglio di agire con maggiore efficacia e tempestività. Tale nucleo sarà formato da specialisti provenienti dagli Stati membri, dal Consiglio, dalla Commissione e dall'Unione dell'Europa occidentale (UEO).

Un passo verso una identità europea in materia di sicurezza e difesa

Il Trattato di Amsterdam prende atto degli obblighi che la maggior parte degli Stati membri si sono assunti nel quadro dell'Alleanza atlantica, nonché del fatto che altri non ne fanno parte. Tuttavia, tutti gli Stati ritengono che la politica estera e di sicurezza comune includa tutti gli aspetti che riguardano la sicurezza dell'Unione compresi -progressivamente - quelli relativi alla difesa.

I Quindici ritengono, in particolare, che sia auspicabile un avvicinamento con l'Unione dell'Europa occidentale di cui tutti sono membri tranne la Danimarca e i paesi a tradizione neutrale: Austria, Finlandia, Irlanda e Svezia.

Nel mondo attuale, le missioni dirette a mantenere o imporre la pace e le stesse azioni umanitarie nelle zone di crisi rivestono un'importanza cruciale. Pertanto, sono inserite nel Trattato e, se opportuno, saranno attuate dall'UEO con la partecipazione, a seconda dei casi, di tutti e quindici gli Stati membri, o soltanto di alcuni di essi.

 

 

 

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