|
La «Carta dei diritti della famiglia» ha le sue origini nella
richiesta formulata dal sinodo dei vescovi tenuto a Roma nel 1980 sul
tema «I compiti della famiglia cristiana nel mondo di oggi» (cf.
«Propositio», n. 42). Sua santità, papa Giovanni Paolo II,
nell'esortazione apostolica Familiaris consortio (n. 46), accolse la
richiesta del sinodo e impegnò la Santa Sede a preparare una Carta dei
diritti della famiglia da presentare agli ambienti ed autorità
interessati.
È importante capire correttamente la natura e lo
stile della Carta come ora viene presentata.
Il documento non è un'esposizione di teologia
dogmatica o morale sul matrimonio e la famiglia, sebbene esso rifletta
il pensiero della Chiesa in materia. Né è un codice di condotta per
persone o istituzioni interessate al problema. La Carta differisce
anche da una semplice dichiarazione di princìpi teoretici riguardanti
la famiglia. Essa mira, piuttosto, a presentare a tutti i nostri
contemporanei, siano essi cristiani o no, una formulazione - la più
completa e ordinata possibile - dei fondamentali diritti inerenti a
quella società naturale e universale che è la famiglia.
I diritti enunciati nella Carta sono espressi nella
coscienza dell'essere umano e nei valori comuni a tutta l'umanità. La
visione cristiana è presente in questa Carta come luce della divina
rivelazione che illumina la naturale realtà della famiglia. Questi
diritti sorgono, in ultima analisi, da quella legge che è inscritta
dal Creatore nel cuore di ogni essere umano. La società è chiamata a
difendere questi diritti dalle violazioni e a rispettarli e
promuoverli nell'interezza del loro contenuto.
I diritti proposti devono essere compresi secondo
il carattere specifico di una «Carta». In alcuni casi essi enunciano
vere e proprie norme giuridicamente vincolanti; in altri casi,
esprimono postulati e princìpi fondamentali per una legislazione da
attuare e per lo sviluppo della politica familiare. In tutti i casi
essi sono un appello profetico in favore dell'istituzione familiare,
la quale deve essere rispettata e difesa da tutte le usurpazioni.
Del resto quasi tutti questi diritti si possono già
trovare in altri documenti sia della Chiesa che della comunità
internazionale. La presente Carta si prefigge di elaborarli
ulteriormente, di precisarli con maggior chiarezza e di raccoglierli
in una presentazione organica, ordinata e sistematica. Annesse al
testo (2) vi sono le indicazioni delle «fonti e riferimenti», da cui
alcune delle formulazioni sono state estratte.
La Carta dei diritti della famiglia è ora
presentata dalla Santa Sede, organo centrale e supremo del governo
della Chiesa cattolica. Il documento è arricchito da abbondanti
osservazioni e suggerimenti ricevuti in risposta ad un'ampia
consultazione delle conferenze episcopali di tutta la Chiesa come
anche di esperti in materia, rappresentanti varie culture. La Carta è
indirizzata principalmente ai governi. Nel riaffermare, per il bene
della società, la comune consapevolezza dei diritti essenziali della
famiglia, la Carta offre a tutti quelli che condividono la
responsabilità per il bene comune un modello e un punto di riferimento
per la elaborazione di una legislazione e di una politica della
famiglia, e una guida per i programmi di azione.
Nel contempo la Santa Sede propone fiduciosamente
questo documento all'attenzione delle organizzazioni internazionali
intergovernative che, in ragione della loro competenza e cura per la
difesa e la promozione dei diritti umani, non possono ignorare o
permettere violazioni dei diritti fondamentali della famiglia.
La Carta è naturalmente anche diretta alle famiglie
stesse: essa mira a rafforzare in esse la consapevolezza del ruolo
insostituibile e della posizione della famiglia; si augura di ispirare
le famiglie ad unirsi nella difesa e nella promozione dei loro
diritti; incoraggia le famiglie a compiere i loro doveri in modo che
il ruolo della famiglia possa diventare sempre più chiaramente
apprezzato e riconosciuto nel mondo d'oggi.
La Carta è diretta, infine, a tutti gli uomini e
donne affinché si impegnino a fare tutto il possibile per assicurare
che i diritti della famiglia siano protetti e che l'istituzione della
famiglia sia rafforzata per il bene dell'intero genere umano, oggi e
nel futuro.
La Santa Sede nel presentare questa Carta,
auspicata dai rappresentanti dell'episcopato di tutto il mondo,
rivolge un particolare appello a tutti i membri e le istituzioni della
Chiesa perché diano chiara testimonianza delle convinzioni cristiane
circa l'insostituibile missione della famiglia, e procurino che
famiglie e genitori ricevano il necessario sostegno ed incoraggiamento
per adempiere il compito loro affidato da Dio.
|
Carta dei Diritti della Famiglia
|
Preambolo
Considerando che:
A) i diritti della persona, anche se espressi come diritti
dell'individuo, hanno una fondamentale dimensione sociale, che trova
nella famiglia la sua nativa e vitale espressione;(3)
B) la famiglia è fondata sul matrimonio, unione intima di vita nella
complementarità tra un uomo e una donna, che si costituisce con il
legame indissolubile del matrimonio liberamente contratto e
pubblicamente espresso, ed è aperta alla trasmissione della vita;(4)
C) il matrimonio è l'istituzione naturale alla quale è affidata in
maniera esclusiva la missione di trasmettere la vita.(5)
D) la famiglia, società naturale, esiste anteriormente allo stato e a
qualsiasi altra comunità e possiede diritti propri, che sono
inalienabili;(6)
E) la famiglia costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico,
sociale ed economico, una comunità di amore e di solidarietà che è in
modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali,
etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e
il benessere dei propri membri e della società;(7)
F) la famiglia è il luogo dove diverse generazioni si incontrano e si
aiutano vicendevolmente a crescere nella sapienza umana e ad
armonizzare i diritti degli individui con le altre istanze della vita
sociale;(8)
G) la famiglia e la società, che sono mutuamente legate da vincoli
vitali ed organici, hanno una funzione complementare nella difesa e
nel progresso del bene dell'umanità e di ogni persona;(9)
H) l'esperienza di diverse culture attraverso la storia ha mostrato
come sia necessario per la società riconoscere e difendere
l'istituzione familiare;
I) la società, e in particolar modo lo Stato e le organizzazioni
internazionali, devono proteggere la famiglia con misure di carattere
politico, economico, sociale e giuridico, miranti a consolidare
l'unità e la stabilità della famiglia in modo che essa possa
esercitare la sua specifica funzione;(10)
J) i diritti, le fondamentali necessità, il benessere e i valori della
famiglia, anche se vengono progressivamente salvaguardati in alcuni
casi, sono spesso ignorati e non raramente minati da leggi,
istituzioni e programmi socio-economici;(11)
K) molte famiglie sono costrette a vivere in situazioni di povertà che
impediscono loro di svolgere il proprio ruoli con dignità;(12)
L) la Chiesa cattolica, consapevole che il bene della persona, della
società e della Chiesa stessa passa attraverso la vita della famiglia,
ha ritenuto parte della sua missione proclamare a tutti il disegno di
Dio inscritto nella natura umana circa il matrimonio e la famiglia,
promuovere queste due istituzioni e difenderle contro quanti le
attaccano;(13)
M) il sinodo dei vescovi, celebrato nel 1980, raccomandò
esplicitamente che fosse redatta e fatta giungere a tutti gli
interessati una Carta dei diritti della famiglia;(14)
la Santa Sede, dopo aver consultato le conferenze episcopali, presenta
ora questa Carta dei diritti della famiglia e fa appello a tutti gli
Stati, alle organizzazioni internazionali e a tutte le istituzioni e
persone interessate, perché rispettino questi diritti ed assicurino il
loro effettivo riconoscimento e la loro osservanza.
Ogni persona ha diritto alla libera scelta del
proprio stato 1495 di vita, e perciò a sposarsi e formare una famiglia
oppure a restare celibe o nubile.(15)
a) Ogni uomo e ogni donna, che ha raggiunto l'età del matrimonio e ne
ha la necessaria capacità, ha il diritto di sposare di formare una
famiglia senza alcuna discriminazione; restrizioni legali
all'esercizio di questo diritto, sia di carattere permanente che
temporaneo, possono essere introdotte solamente quando sono richieste
da gravi ed oggettive esigenze dello stesso istituto matrimoniale e
della sua rilevanza sociale e pubblica; e devono, in ogni caso,
rispettare la dignità e i diritti fondamentali della persona.(16)
b) Coloro che desiderano sposarsi e formare una famiglia hanno il
diritto di attendersi dalla società quelle condizioni morali,
educative, sociali ed economiche che li mettano in grado di esercitare
il loro diritto a sposarsi in piena maturità e responsabilità.(17)
c) Il valore istituzionale del matrimonio deve essere sostenuto dalle
pubbliche autorità: la situazione delle coppie non sposate non deve
essere messa sullo stesso piano del matrimonio debitamente
contratto.(18)
Il matrimonio non può essere contratto se non
mediante libero e pieno consenso degli sposi debitamente espresso.(19)
a) Tenendo nel dovuto rispetto il ruolo tradizionale delle famiglie,
in certe culture, nel guidare la decisione dei loro figli ogni
pressione che impedisca la scelta di una determinata persona come
coniuge deve essere evitata.(20)
b) I futuri sposi hanno il diritto alla loro libertà religiosa. Perciò
imporre come previa condizione per il matrimonio il diniego della fede
o una professione di fede che sia contraria alla propria coscienza,
costituisce una violazione di questo diritto.(21)
c) Gli sposi, nella naturale complementarità che esiste tra uomo e
donna, godono della stessa dignità e di eguali diritti a riguardo del
matrimonio. (22)
Gli sposi hanno l'inalienabile diritto di
costituire una famiglia e di decidere circa l'intervallo fra le
nascite e il numero dei Egli da procreare, tenendo pienamente in
considerazione i loro doveri verso se stessi, verso i figli già nati,
la famiglia e la società, in una giusta gerarchia di valori e in
conformità all'ordine morale oggettivo che esclude il ricorso alla
contraccezione, alla sterilizzazione e all'aborto.(23)
a) Le attività delle pubbliche autorità e delle organizzazioni
private, che tentano in qualsiasi modo di limitare la libertà delle
coppie nel decidere dei loro figli, costituiscono una grave offesa
contro la dignità umana e contro la giustizia.(24)
b) Nelle relazioni internazionali, l'aiuto economico per lo sviluppo
dei popoli non deve essere condizionato dall'accettazione di programmi
di contraccezione, sterilizzazione o aborto.(25)
c) La famiglia ha diritto all'assistenza da parte della società per
quanto concerne i suoi compiti circa la procreazione e l'educazione
dei figli. Le coppie sposate, aventi una famiglia numerosa, hanno
diritto a un adeguato aiuto e non devono essere sottoposte a
discriminazione.(26)
La vita umana deve essere rispettata e protetta in
modo assoluto dal momento del concepimento.(27)
a) L'aborto è una diretta violazione del diritto fondamentale alla
vita dell'essere umano.(28)
b) Il rispetto per la dignità dell'essere umano esclude ogni
manipolazione sperimentale o sfruttamento dell'embrione umano.(29)
c) Tutti gli interventi sul patrimonio genetico della persona umana, i
quali non mirino a correggere le anomalie, costituiscono una
violazione del diritto all'integrità fisica e contrastano il bene
della famiglia.
d) I figli, sia prima che dopo la nascita, hanno diritto ad una
speciale protezione e assistenza, come l'hanno pure le madri sia
durante la gravidanza sia, per un ragionevole periodo dopo il
parto.(30)
e) Tutti i figli, sia nati nel matrimonio che fuori di esso, godono
dello stesso diritto alla protezione sociale, in vista del loro
integrale sviluppo personale.(31)
f) Gli orfani o i fanciulli privi dell'assistenza dei loro genitori o
tutori devono ricevere particolare protezione da parte della società.
Lo Stato, per quanto riguarda l'affidamento o l'adozione, deve
provvedere una legislazione che faciliti le famiglie capaci di
accogliere nelle loro case bambini che hanno bisogno di una assistenza
permanente o temporanea e che, in pari tempo, rispetti i diritti
naturali dei genitori.(32)
g) I bambini che sono handicappati hanno diritto di trovare nella casa
e nella scuola un ambiente adatto al loro sviluppo umano.(33)
Avendo dato la vita ai loro figli, i genitori hanno
l'originario, primario ed inalienabile diritto di educarli; essi
devono perciò essere riconosciuti come i primi e principali educatori
dei loro figli.(34)
a) I genitori hanno il diritto di educare i loro figli in conformità
con le loro convinzioni morali e religiose, tenendo conto delle
tradizioni culturali della famiglia che favoriscano il bene e la
dignità del bambino; essi devono inoltre ricevere dalla società
l'aiuto e l'assistenza necessari per svolgere convenientemente il loro
ruolo educativo.(35)
b) I genitori hanno il diritto di scegliere liberamente scuole o altri
mezzi necessari per educare i loro figli in conformità con le loro
convinzioni. Le pubbliche autorità devono far sì che pubblici sussidi
siano stanziati in maniera che i genitori siano veramente liberi
nell'esercitare questo diritto, senza andare incontro ad oneri
ingiusti. Non si devono costringere i genitori a sostenere,
direttamente o indirettamente, spese supplementari, che impediscano o
limitino ingiustamente l'esercizio di questa libertà.(36)
c) I genitori hanno il diritto di ottenere che i loro figli non siano
costretti a frequentare le scuole che non sono in armonia con le loro
proprie convinzioni morali e religiose. In particolare l'educazione
sessuale - che è un diritto fondamentale dei genitori - deve essere
compiuta sotto la loro attenta guida sia in casa sia nei centri
educativi scelti e controllati da loro.(37)
d) I diritti dei genitori sono violati ogni qualvolta venga imposto
dallo Stato un sistema obbligatorio di educazione, da cui sia esclusa
ogni formazione religiosa.(38)
e) Il diritto primario dei genitori ad educare i propri figli deve
essere sostenuto in tutte le forme di collaborazione tra genitori,
insegnanti ed autorità scolastiche, e particolarmente nelle forme di
partecipazione intese a dare voce ai cittadini nel funzionamento delle
scuole e nella formulazione ed applicazione delle politiche
educative.(39)
f) La famiglia ha il diritto di esigere che i mezzi di comunicazione
sociale siano strumenti positivi per la costruzione di una società,
che rafforzi i valori fondamentali della famiglia. Nel contempo la
famiglia ha il diritto di essere adeguatamente protetta, specialmente
per quanto riguarda i suoi membri più giovani, dagli effetti negativi
e dagli abusi dei mass media.(40)
La famiglia ha il diritto di esistere e di
progredire come famiglia.(41)
a) Le pubbliche autorità devono rispettare e promuovere la dignità, la
legittima indipendenza, l'intimità, l'integrità e la stabilità di ogni
famiglia.(42)
b) Il divorzio intacca la stessa istituzione del matrimonio e della
famiglia.(43)
c) Il sistema della famiglia allargata, dove esiste, deve essere
stimato ed aiutato a compiere sempre meglio il suo tradizionale ruolo
di solidarietà e di mutua assistenza, pur nel rispetto, in pari tempo,
dei diritti della famiglia nucleare e della dignità personale di ogni
membro.
Ogni famiglia ha il diritto di vivere liberamente
la propria vita religiosa domestica sotto la guida dei genitori, così
come ha il diritto di professare pubblicamente e di diffondere la
fede, di prendere parte al culto pubblico e a scegliere liberamente
programmi di istruzione religiosa senza patire discriminazione.(44)
La famiglia ha il diritto di esercitare la sua
funzione sociale e politica nella costruzione della società.(45)
a) Le famiglie hanno il diritto di formare associazioni con altre
famiglie ed istituzioni, per svolgere il ruolo della famiglia m modo
conveniente ed effettivo, come pure per proteggere i diritti,
promuovere il bene, e rappresentare gli interessi della famiglia.(46)
b) Sul piano economico, sociale, giuridico e culturale, deve essere
riconosciuto il legittimo ruolo delle famiglie e delle associazioni
familiari nella elaborazione e nell'attuazione dei programmi che
interessano la vita della famiglia.(47)
Le famiglie hanno il diritto di poter fare
assegnamento su una adeguata politica familiare da parte delle
pubbliche autorità nell'ambito giuridico, economico, sociale e
fiscale, senza discriminazione di sorta.(48)
a) Le famiglie hanno il diritto a condizioni economiche che assicurino
loro un livello di vita adeguato alla loro dignità e pieno sviluppo.
Non devono essere impedite dall'acquistare e conservare proprietà
private che possano favorire una stabile vita familiare; le leggi
concernenti l'eredità o la trasmissione della proprietà devono
rispettare i bisogni e i diritti dei membri della famiglia.(49)
b) Le famiglie hanno diritto a misure nell'ambito sociale che tengano
conto dei loro bisogni, specialmente nel caso di morte prematura di
uno o di entrambi i genitori, di abbandono di uno dei coniugi, di
incidente, di malattia o di invalidità, nel caso di disoccupazione, e
ogni qual volta la famiglia abbia da sostenere oneri straordinari a
favore dei suoi membri per ragioni di anzianità, di handicaps fisici o
mentali o dell'educazione dei figli.(50)
c) Gli anziani hanno il diritto di trovare all'interno della propria
famiglia o, quando ciò non sia possibile, in adeguate istituzioni, un
ambiente che permetta loro di trascorrere la vecchiaia in serenità,
esplicando quelle attività che sono compatibili con la loro età e li
mettano in grado di partecipare alla vita sociale.(51)
d) I diritti e la necessità della famiglia, e specialmente il valore
della sua unità, devono essere presi in considerazione nella politica
e nella legislazione penale, di modo che il detenuto rimanga in
contatto con la propria famiglia e questa sia adeguatamente sostenuta
durante il periodo di detenzione.
Le famiglie hanno diritto a un ordine sociale ed
economico in cui l'organizzazione del lavoro permetta ai membri di
vivere insieme, e non ostacoli l'unità, il benessere, la salute e la
stabilità della famiglia, offrendo anche la possibilità di sana
ricreazione.(52)
a) La remunerazione del lavoro deve essere sufficiente per fondare e
mantenere una famiglia con dignità, sia mediante un conveniente
salario, chiamato «salario familiare», sia mediante altre misure
sociali, quali gli assegni familiari o la remunerazione del lavoro
casalingo di uno dei genitori; dovrebbe essere tale da non obbligare
le madri a lavorare fuori casa con detrimento della vita familiare e
specialmente dell'educazione dei figli.(53)
b) Il lavoro in casa della madre deve essere riconosciuto e rispettato
per il suo valore nei confronti della famiglia e della società.(54)
La famiglia ha il diritto a una decente abitazione,
adatta per la vita della famiglia e proporzionata al numero dei
membri, in un ambiente che provveda i servizi di base per la vita
della famiglia e della comunità.(55)
Le famiglie dei migranti hanno diritto alla
medesima protezione di quella concessa alle altre famiglie.(56)
a) Le famiglie degli immigrati hanno diritto al rispetto per la
propria cultura e a ricevere sostegno ed assistenza per la loro
integrazione nella comunità alla quale recano il proprio contributo.
b) I lavoratori emigranti hanno diritto di vedere la propria famiglia
unita il più presto possibile.
c) I rifugiati hanno diritto all'assistenza da parte delle autorità
pubbliche e delle organizzazioni internazionali onde facilitare la
riunione delle loro famiglie.
NOTE
(1) Santa Sede, Carta dei diritti della famiglia, presentata dalla
Santa Sede a tutte le persone, istituzioni e e autorità interessate
alla missione della famiglia nel mondo di oggi, 22 ottobre 1983:
L'Osservatore Romano, 24.11.1983, inserto tabloid.
La Carta si compone di una Introduzione, un Preambolo e 12 Articoli.
La data ufficiale è quella della presentazione ai giornalisti,
avvenuta nella sala stampa della Santa Sede appunto il 24.11.1983,
come annota CivCatt 134(1983) IVI3204, p. 581. Il testo diffuso in
fascicoli nelle varie lingue dalla Libreria Editrice Vaticana nella
collana «Documenti vaticani» porta la data 22 ottobre 1983.
(2) Seguendo la redazione di CivCatt 134(1983) IV/3204 pp. 583ss
riportiamo «Fonti e riferimenti» nella forma di note al piede anziché
in appendice al documento [ndr].
(3) Leone XIII, Lett. enc. Rerum novarum, 15.5.1891, n 9: EE 3/891;
Conc. Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 24: Ev 1/1393.
(4) Pacem in terris, parte I: EV 2/7; Gaudium et spes, 48 e 50: n.
11.18; EV 1/1471.1478; Familiaris consortio, 19: n. 534s; EV 7/1554s;
CIC can. 1056: n. 135.
(5) Gaudium et spes, 50: n. 19; EV 1/1479; Humanae vitae, 12: n. 63s;
EV 31/598; Familiaris consorzio, 28: n. 561s; EV 7/1611s.
(6) LEONE XIII, Lett. enc. Rerum novarum, 15.5.1891, nn. 9 e 10: EE
3/891ss: Familiaris consortio, 28: n. 561s.
(7) Familiaris consorzio, 43: n. 613s.
(8) Gaudium et spes, 52: n. 26; EV 1/1486; Familiaris consortio, 21:
n. 541s: EV 7/1591s.
(9) Gaudium et spes, 52: n. 26; EV 1/1486: Familiaris consortio, 42 e
45: nn. 612.619s; EV 7/1662.1669s.
(10) Familiaris consortio, 45: n. 620; EV 7/1670.
(11) Familiaris consortio, 46: n. 621; EV 7/1671.
(12) Familiaris consortio, 6 e 77: nn. 494.719; EV 7/1544.1769.
(13) Familiaris consortio, 3 e 46: nn. 479.481.622; EV
7/1529.1531.1672.
(14) Familiaris consortio, 46: n. 622; EV 7/1672.
(15) LEONE XIII, Lett. enc. Rerum novarum, 15.5.1891 , n. 9: EE 3/891:
Pacem in terris, parte I: EV 2/7; Gaudium et spes, 26: EV 1/1400;
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 16,1.
(16) CIC cann. 1058 e 1077: nn. 138.163; Dichiarazione universale dei
diritti dell’uomo, 16, 1.
(17) Gaudium et spes, 52: nn. 26; EV 1/1486; Familiaris consortio, 81:
n. 740 EV 7/1790.
(18) Gaudium et spes, 52: n. 26; EV 1/1486; Familiaris consortio, 81 e
82: a 7410s; EV 7/1790s.
(19) Gaudium et spes, 52: n. 25; EV 1/1485; CIC can. 1057 § 1: n. 136;
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 16, 2.
(20) Gaudium et spes. 52: n. 25; EV 1 /1485.
(21) Dignitatis humanae, 6: EV 1/1062.
(22) Gaudium et spes, 49: n. 16; EV 1/1476; Familiaris consortio, 19 e
22: nn. 535.545s; EV 7/1585.1595s; CIC can. 1135: n. 258;
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 16, 1.
(23) Populorum progressio, 37: EV 2/1082; Gaudium et spes, 50 e 87:
n.19; EV 1/1479.1627; Humanae vitae, 10: n. 56-61; EV 3/596;
Familiaris consortio, 30 e 46: nn. 564-566.622; EV 7/1614-1616.1672.
(24) Familiaris consortio, 30: n. 566; EV 7/1616.
(25)Familiaris consortio, 30: n. 566; EV 7/1616.
(26) Gaudium et spes, 50: nn. 19; EV 1/1479.
(27) Gaudium et spes, 51: nn. 23; EV 1/1483; Familiaris consortio. 26:
n. 558; EV 7/1608.
(28) Humanae vitae, 14: n. 66-69: EV 3/600; CONGREGAZIONE PER LA
DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. Quaestio de abortu sull'aborto procurato,
18.11.1974: EV 5/662; Familiaris consortio, 30: n. 566; EV 7/1616.
(29) GIOVANNI PAOLO II, Indirizzo alla Pontificia Accademia delle
scienze. 23.10.1982.
(30) Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, 25, 2;
Dichiarazione sui diritti del fanciullo, Preambolo e 4.
(31) Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, 25, 2.
(32) Familiaris consortio, 41: n. 610: EV 7/1660.
(33) Familiaris consortio, 77: n. 719; EV 7/1769.
(34) Pio XI, Lett. enc. Divini illius Magistri, 31.12.1929, nn. 27-34:
EE 5/351ss; Gravissimum educationis, 3: EV 1/826; Familiaris
consortio, 36: n. 588s; EV 7/1638s; CIC can. 793 e 1136: n. 259.
(35) Familiaris consortio, 46: n. 622; EV 7/1672.
(36) Gravissimum educationis, 7: EV 1/836; Dignitatis humanae, 5: EV
1/1057 GIOVANNI PAOLO II, Messaggio ai capi delle nazioni firmatarie
dell'Atto finale di Helsinki sulla libertà di coscienza e di
religione, n. 4 b: EV 7/566; Familiaris consortio, 40: n. 606s; EV
7/1656s: CIC can. 797.
(37) Dignitatis humanae, 5: EV 1/1057; Familiaris consortio, 37 e 40:
n. 591-596.606; EV 7/1643-1646.1656.
(38) Dignitatis humanae, 5: EV 1/1057; Familiaris consortio, 40: n.
606; EV 7/1656.
(39) Familiaris consortio, 40: n. 607; EV 7/1657; CIC can. 796.
(40) PAOLO VI, Messaggio per la III Giornata mondiale delle
comunicazioni sociali, 11.5.1969; Familiaris consortio, 76: n.
713-717; EV 7/1763-1767.
(41) Familiaris consortio, 46: n. 622; EV 7/1672.
(42) LEONE XIII Lett. enc. Rerum novarum, 15.5.1891, n. 10: EE
3/892ss;Familiaris consortio, 46: n. 621s; EV 7/1671s; Convenzione
internazionale sui diritti civili e politici, n. 17.
(43) Gaudium et spes, 48 e 50: nn. 11.20; EV 1/1471.1480.
(44) Dignitatis humanae, 5: EV 1/1057; Messaggio sulla libertà di
coscienza e
di religione, n. 4 b: EV 7/566; Convenzione internazionale sui diritti
civili e politici, n. 18.
(45) Familiaris consortio, 44 e 48: nn. 616.618.625-627; EV
7/1666-1668.1675-1677.
(46) Apostolicam actuositatem, 11: EV 1/957; Familiaris consortio, 46
e 72: 622.700-702; EV 7/1672.1750-1752.
(47) Familiaris consortio, 44 e 45: nn. 616-620; EV 7/1668-1670.
(48) Laborem exercens, 10 e 19: EV 7/1429s.1476-79; Familiaris
consortio, 45: n.620; EV 7/1670; Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo, 16,3 e 22; Convenzione internazionale sui diritti
economici, sociali e culturali, n. 10, 1.
(49) Mater et magistra, 11: EE. 7/222ss; Laborem exercens, 10: EV
7/1429: Familiaris consortio, 45: n. 620; EV 7/1670; Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo, 22 e 25; Convenzione internazionale
sui diritti economici, sociali e culturali, n. 7 a ii.
(50) Familiaris consortio, 45 e 46: nn. 619-622; EV 7/1670.1672;
Dichiarazioni universale dei diritti dell'uomo, 25,1; Convenzione
internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, nn. 9. 10,1
e 10,2.
(51) Gaudium et spes, 52: n. 26; EV 1/1486; Familiaris consortio, 27:
nn. 559s: EV 7/1609s.
(52) Laborem exercens, 19: EV 7/1476-79; Familiaris consortio, 77: n.
718ss; EV 7/1768-1774; Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
23.
(53) Laborem exercens, 19: EV 7/1476-79; Familiaris consortio, 23 e
81: nn. 547-550.740; EV 7/1597-1600.1790.
(54) Familiaris consortio, 23: nn. 547-550; EV 7/1597-1600.
(55) Apostolicam actuositatem, 8: EV 1/945; Familiaris consortio, 81:
n. 740; EV 7/1790; Convenzione internazionale sui diritti economici,
sociali e culturali, n. 11,1.
(56) Familiaris consortio, 77: nn. 720; EV 7/1770; Carta sociale
europea, 19. |