Un decalogo dei diritti imprescindibili dell’utente come punto
d’arrivo delle riflessioni svolte a seguito delle attività di
testing dell’usabilità finora condotte.
Tra il 1995 ed il 1997, il tema dei “Bills of Rights” era tra
quelli che suscitavano l’attenzione dei principali attori tecnologici,
oltre che dei governi e delle agenzie non-governative. Il tema dei
cyber-rights ha continuato poi ad ispirare il confronto in questi
ultimi anni in modo sempre più ampio. A voler gettare uno sguardo
rapido su questo recente passato, senza semplificare troppo, possiamo
sostenere che il dibattito si è sviluppato lungo due percorsi di base:
il primo rivolto a definire le norme di comportamento e di rispetto
delle regole della comunità degli internauti (la cosiddetta
“Netetiquette” o le “buone maniere”, diremmo comunemente). Il secondo
percorso è stato invece caratterizzato dalla definizione dei principi
a tutela dei diritti alla riservatezza ed alla privatezza (si pensi
alle questioni della crittografia, della privacy e dell’accesso:
http://www.gilc.org/).
In questo secondo percorso è rientrato il tema della tutela dei
brand contro violazioni d’ogni genere e natura. Non ha trovato, al
contrario, molto spazio, il tema delle relazioni tra brand ed i suoi
utenti, che interessa più da vicino le figure che curano la “user
experience” sul Web. In particolare, credo che questa parte del
dibattito sia rimasta riservata all’ambito ristretto degli esperti e
dei professionisti dell’Human Computer Interaction; mentre è probabile
che un’attenta considerazione da parte di tutte le figure coinvolte
offra una migliore comprensione di quante e quali siano le
implicazioni per la credibilità e la reputazione dei siti Web.
Qui di seguito presento (ed illustro brevemente) quindi, un
decalogo dei diritti dell’utente, che rappresenta un punto d’arrivo
delle riflessioni svolte a seguito delle attività di testing
dell’usabilità che ho potuto finora condurre. Si tratta dei diritti di
base, non prescindibili.
-
L’utente ha sempre ragione. Quando c’è un problema nell’uso
dell’interfaccia la responsabilità non è dell’utente. Ciò vale
in tutti i casi. Non ci sono eccezioni valide. L’utente che non
riesce a trovare l’informazione che sta cercando, oppure che si
trova a vivere un’esperienza di sovraccarico d’informazioni, senza
essere messo in grado di gestirlo, ha tutte le ragioni di dubitare
sulla qualità dei servizi offerti. “Infoglut” è il termine tecnico
usato per caratterizzare il particolare stato mentale in cui ci
troviamo, quando siamo immersi in una situazione ricca di dati ed
informazioni. (Una curiosità: Ho appreso che la situazione era già
nota a Seneca e da lui descritta nel “De tranquillitate animi”, e se
il filosofo latino era pessimista sulla possibilità di trarne
vantaggio intellettuale, molto diversa è la situazione oggi, anche
grazie all’offerta metodologica degli architetti dell’informazione o
“content editor” sul Web).
-
L’utente ha diritto a portare a termine i propri obiettivi
senza bisogno d’istruzioni. L’utente che ha scelto il mezzo
Internet per acquistare, ad esempio, una ricarica del cellulare non
trova giustificata una telefonata al call-center per risolvere il
suo problema. Piuttosto rinuncia all’intenzione.
-
L’utente ha diritto a portare a termine i propri scopi nel
minor tempo possibile. Ogni intralcio od ostacolo non
giustificato al raggiungimento di semplici obiettivi genera
frustrazione. In caso di obiettivi complessi (come quelli basati su
scelte e su decisioni) l’interfaccia deve aiutare l’utente ad
incrementare la sua capacità decisionale, ad esempio offrendo link
ad altri siti oppure ad aree del sito connesse.
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L’utente ha diritto ad un’interfaccia che fornisca, in ogni
momento della navigazione, indicazioni chiare ed accurate su dove
sia e su come sia pervenuto in quel punto di navigazione. I
segnali di contesto sono fondamentali per l’orientamento e rendono
accurata la navigazione.
-
L’utente ha il diritto di adattare facilmente l’interfaccia
alle proprie specifiche condizioni d’uso. Poter configurare
l’interfaccia in modo semplice e facilmente reversibile aumenta la
capacità di controllo dell’utente sul software e riduce, inoltre,
pattern stereotipati di navigazione.
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L’utente ha diritto che l’interfaccia dia luogo alla
formazione di rappresentazioni ed aspettative chiare, sia sulle
finalità del sito sia sulle modalità per conseguire le utilità ivi
offerte. La prima visita nella Home Page del sito deve
consentire una rapida comprensione di cosa offre. Inoltre, l’utente
trova vantaggio dalla possibilità di esplorare le potenzialità
offerte nel sito, senza essere già registrato o riconosciuto.
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L’utente ha diritto ad avere controllo pieno sull’uso
dell’interfaccia. Le animazioni, e quant’altro possa ridurre la
capacità di controllo dell’utente, vanno accuratamente limitate alle
situazioni strettamente necessarie. L’uso delle finestre pop-up va
limitato alle condizioni di click off-site.
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L’utente ha diritto ad essere informato con chiarezza su
tutti i requisiti necessari per utilizzare gli applicativi software
resi disponibili nel sito. Prima di offrire nuovi applicativi è
opportuno sperimentarli il tempo necessario con un campione
d’utenti, in modo da far emergere tutte le potenzialità di
difficoltà e richiesta d’aiuto. Le soluzioni di software design
devono tener conto delle difficoltà emerse. Inoltre, devono rendere
possibile la loro comprensione e l’attivazione di comportamenti
adeguati per una rapida soluzione.
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L’utente ha diritto a comunicare con il fornitore dei servizi
e di ottenere una meditata, tempestiva ed utile risposta alle sue
richieste. L’uso della posta elettronica è molto ben accettato
se la risposta avviene non oltre le 24 ore.
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L’utente ha diritto di protezione della propria privacy e di
tutela contro violazioni della sicurezza dei propri dati personali.
L’utente messo a proprio agio con informazioni chiare e policy
rassicuranti acquisisce una maggiore fiducia e, cosa anche più
importante, con più immediatezza.
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